Finalmente mi sono operato all'unghia incarnita. Ad essere sincero immaginavo qualcosa di meno invasivo invece mi hanno tagliato una parte dell'unghia sino alla radice. Una parte che non crescerà più. Per farlo mi hanno iniettato tre dosi di anestetico e, in fin dei conti non ho sentito dolore. Il dolore è arrivato però dopo. La ferita è infatti di non poco conto visto che ha necessitato di due punti di sutura.
Io immaginavo di tornare alla mia quotidianità già dal giorno dopo l'operazione. Ed invece sono qui, chiuso in casa, nel mio paese natale e, pare, che ne avrò per un bel po'! Lunedi prossimo mi toglieranno i punti.
Ho intenzione di tediarvi con qualche riga su di un’unghia incarnita che da alcuni mesi mi regala non poca sofferenza.
Inizialmente il medico di famiglia mi ha consigliato una cura antibiotica, ma tre mesi sono tanti e così questa mattina alle nove ha deciso di indirizzarmi al reparto chirurgia in ospedale per rimuovere l’unghia molesta.
La trafila la conosciamo in molti. Prenotazione, pagamento del tiket (sui venti euro) e poi la visita.
La prenotazione mi aveva ingannevolmente messo di buon umore poiché la visita si doveva svolgere in giornata, alle ore 11. Una sorta di mezzo miracolo, ho pensato.
Poiché ero già lì ho preferito attendere e per farlo meglio mi sono procurato da un’edicola nei paraggi la “Voce di M.” e l’ultimo libro di Eco. Mi sono così immerso nella lettura immaginando, da un momento all’altro, la rimozione del fastidioso artiglio.