Oggi ho visto la miseria in faccia.
Ad A. e P. hanno notificato lo sfratto esecutivo che si materializzerà con l'intervento di un ufficiale giudiziario e della forza pubblica l'8 maggio.
A. piangeva e tossiva e si lamentava per i dolori al fegato. Probabilmente gli stessi dolori di Maradona. Dolori dell'alcool che annebbia la mente e distrugge il corpo.
Ho visto la miseria nel volto di P., disabile mentale, che condivide con A. una casa piena di muffa e dalla quale saranno sfrattati.
Per loro ero l'ultima speranza e non ho saputo né potuto fare nulla. Oggi ho capito l'umanità di fare l'avvocato con il cuore e non per i soldi, io che avvocato non sono e, forse, non lo sarò mai.
Gli ho consigliato di certificare la malattia di A. e di sottoporre il tutto all'attenzione del giudice, degli assessori sordi anche in campagna elettorale, di chi dovrebbe garantire il diritto alla casa agli ultimi ma che, nei fatti, preferisce spendere per le feste di piazza, gli addobbi di Natale, il centro estetico per i dipendenti comunali, la metropolitana di superficie in una cittadina di centomila abitanti. Costruiamo grandi cattedrali nel deserto e poi lasciamo i nostri concittadini a dormire per le strade. Quei concittadini che ci danno fastidio, che bevono, che sono brutti, derelitti.
Ho contattato Don A., il presidente della Caritas. Ha detto che si impegnerà. Non è la prima volta che lo fa per loro. La Chiesa dei poveri (l'unica che rispetto) si sostituisce di nuovo allo Stato. Ma dov'è lo stato sociale, solidale, umano che ho letto nella costituzione repubblicana?
Mi piacerebbe che il mondo si sovvertisse, solo per un mese, e chi ha troppo comprendesse, per una volta chi ha troppo poco.
Dalle mie parti si dice che chi è sazio non capisce chi è digiuno. Ma prima o poi la fame dovrebbero provarla tutti.
