Ogni tanto mi imbatto in una lotta impari contro i ratti. Questi costantemente scavano buchi nel giardino della casa, buchi che generalmente lascio ma che alle volte mi fanno scattare. In passato abbiamo chiuso spesso queste tane murandole con il cemento e con i vetri, ma invano. Poi abbiamo preso un gattino. Questo gatto, però, era diventato più problematico dei topi stessi perché era sempre in casa e sporcava dappertutto.
Dopo un periodo di tregua l'altro ieri ho deciso di passare nuovamente all'attacco.
Armato di topicida mi sono recato nei pressi delle tane dei roditori e ho inserito alcune pasticche.
Ieri mattina tutte le pasticche erano sparite e, in una tana c'era un grosso topo che mi guardava. Tutti gli ospiti si sono avvicinali e lui, piano piano, se ne è andato via nel suo buco. Ho chiuso tutte le tane con la terra ma stamattina erano tutte scoperte. Evidentemente i ratti la notte vanno a spasso nel giardino visto che non li vede mai nessuno.
Mi fanno un po' pena, vittime di questa guerra chimica ma... mi fanno altrettanto schifo e stamattina nuovo topicida e buche coperte. E' una lotta impari, lo so, loro sono più di noi ed erediteranno il mondo...
Una settimana fa la tragedia. Un ragazzo e due suoi amici precipitano da un viadotto alto 80 metri a causa di un incidente stradale. Anche il conducente del tir che aveva provocato l’incidente muore. Era un senegalese di 46 anni residente a Pontedera. Ma durante i funerali dei giovani i parenti hanno raccolto 4.800 euro che serviranno per pagare il trasferimento in Senegal del corpo di Kebe Mamadou Bamba, l'autista.
"Noi vediamo tutti gli islamici come dei terroristi con la bomba in tasca, ma invece siamo noi occidentali a mettergli degli ordigni in mano come il tir che ha distrutto le vite dei nostri figli, oltre a quella del povero autista", ha sottolineato Roberto Meozzi, padre di Luca, uno dei ragazzi morti.
"Non possiamo permetterci - ha aggiunto - di essere invasi da questi tir-bomba, altro che pericolo terrorismo, sono questi gli ordigni che tutti i giorni mettono in pericolo la nostra vita". "Non abbiamo mai pensato - ha spiegato Miozzi - che fosse stata colpa sua. Era un povero extracomunitario che lavorava come gli altri, anzi forse di più degli altri, e in 22 anni non aveva mai avuto incidenti. Purtroppo era alla guida di un tir vecchio, supercarico e malandato".
L'idea di raccogliere fondi per aiutare la famiglia del camionista (aveva moglie e sei figli in Senegal) è nata nella camera mortuaria di Genova. "Ero con mio cognato - ha proseguito Miozzi - che è prete e abbiamo incontrato il fratello dell' autista del tir e l'imam della loro comunità. Loro cercavano di assolvere il fratello, ma noi lo avevamo già fatto".
Il commerciante ha ricevuto i soldi raccolti con la colletta ("Mai contato con tanto piacere del denaro" ha confidato) e poi è partito il vaglia postale per Pontedera.
"Mio figlio - ha concluso Miozzi - doveva iniziare l'Università Cattolica a Milano. Gli avevo cercato una sistemazione vicino all'ateneo per evitare che prendesse la metropolitana, proprio per paura di attentati. E invece l'attentato lo ha subito mentre andava in vacanza e per colpa di chi mette in strada questi tir bomba".
da: http://www.tgcom.it/cronaca/articoli/articolo269994.shtml