Ieri il figlio della responsabile A. ci ha donato un computer. E' un vecchio pc che lui doveva buttare e lo ho installato nella sala TV su di una scrivania secondaria. C'è bisogno ancora di qualche tripla per farlo funzionare ma, per il resto c'è tutto.
La cosa buffa è che i volontari non sanno assolutamente metter mani ad un pc mentre gli ospiti, soprattutto gli Arabi e gli Africani, sono tutti sufficientemente alfabetizzati dal punto di vista informatico.
A che servirà un computer in una casa di prima accoglienza? Cosa se ne vorranno fare i volontari la cui età media è sui 65 anni? Boh... staremo a vedere... la cosa mi incuriosisce...
Mi rendo conto che è da un po' che non scrivo della casa di prima accoglienza. Il fatto è che c'è stato un periodo di pura routine e non ho focalizzato molto l'attenzione sui miei ospiti.
In questi giorni si sono fatti vivi, più che altro i volontari, con le loro bizze da primadonna. Come al solito se la stanno pigliando con i più deboli. Si tratta della coppia A. e P. che Don A. ha salvato da una imminente cacciata dalla casa.
La responsabile A. con il gruppetto di volontari nullafacenti, è giunta alla conclusione che la coppia non pulisce ed è arrogante. Tutto questo è stato deciso nella mezzoretta serale che i volontari trascorrono nella casa.
V'è da dire che, invece, la coppia risiede stabilmente nell'appartamento per senzatetto.
Ovviamente la responsabile A. non ha avuto il coraggio di accusare apertamente la coppia e così ha detto che era necessaria per la casa una pulizia generale poiché a breve ci sarà un'ispezione! (sic!)
Ovviamente è tutta una balla ma io mi sono trovato a organizzare turni di pulizia forzata per due giorni di fila per far strofinare, spazzare, lavare, lucidare, spolverare qualsiasi cosa.
Ora la casa è certamente più pulita, il morale più basso e l'ipocrisia alle stelle. E forse il primo ipocrita sono proprio io a non lamentarmi direttamente con i volontari piuttosto che scrivere questo blog anonimo.
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RICEVO E PUBBLICO!
LA BIMBA SI TROVA NELL'OSPEDALE DI PHUKET, HA PERSO I GENITORI, E
NON RICORDA NIENTE NEANCHE LA NAZIONALITA' E PROBABILMENTE NON
PARLA PER LO SHOCK FATE GIRARE LA MAIL FORSE QUALCUNO LA
RICONOSCE!!!!!!
IMPORTANT!
SHE IS AT THE PHUKET HOSPITAL. SHE DOES NOT REMEMBER ANYTHING. SHE
LOST HER PARENTS. PLEASE FORWARD THIS E-MAIL, SOMEONE MIGHT
REALIZE WHO SHE IS. THANK YOU.
Ho letto un libro pubblicato online relativo a lettere di carcerati. Sarà forse per il mio lavoro ma questo testo mi ha molto colpito e ci tengo a pubblicizzarlo anche qui. Ecco l'indirizzo: http://www.forumfree.net/?t=2702729
Ho già scritto in passato di S. un cinquantenne, dottore in giurisprudenza in pensione.
E' tornato a dormire nel centro di prima accoglienza dove vivo anche se fra un po' partirà nuovamente al nord per un ricovero: tenterà nuovamente di disintossicarsi dall'alcol.
In questo frangente di tempo ha compreso che aiutare gli altri potrebbe fargli del bene e mi ha chiesto dove poteva rivolgersi per fare volontariato.
Ho scritto per lui un paio di "raccomandazioni", una era rivolta a Suor A.M. delle Vincenziane e l'altra alla Signora F. del centro Caritas della stazione.
Suor A.M. se ne è lavata subito le mani nonostante la sua esperienza come responsabile di un gruppo di alcolisti e ha rinviato S. alla caritas diocesana.
La Sig.ra F. (troppo impegnata nel suo quotidiano spettegolare?) ha rinviato S. al giorno successivo.
Ho parlato di S. anche a Don A., direttore della Caritas, che, da vero sant'uomo, mi ha detto di impegnarlo per le esigenze della casa di prima accoglienza, senza rivolgermi altrove.
S. sembra aver preso bene tale decisione e già stamane l'ho visto con C. dare una mano per l'organizzazione e le pulizie.
Purtroppo non può far molto perché l'alcol lo ha reso (definitivamente?) instabile nei movimenti e non riesce neanche a versarsi un po' di latte nel bicchiere senza versarlo.
Mi piace pensare a come sarebbe stata la sua vita se non fosse incappato in quella droga.
Si è laureato, ha lavorato vent'anni in banca e ancor oggi sembra di aspetto piacente nonostante tutti i suoi malanni.
Chissà dove è ora sua moglie. Chissà dove sono ora i suoi figli.
In questi giorni sono stato contattato via mail da una giornalista per un'intervista. Vi riporto qui di seguito ciò che le ho scritto:
La mia esperienza si svolge in una casa di prima accoglienza. Tale istituto
è gestito dalla Caritas diocesana e garantisce, in modo temporaneo, un letto
in cui dormire a chi non ce l'ha.
Per me questa è la seconda struttura per la quale faccio il custode. Nel
2003-2004, infatti, ho svolto il servizio civile in una casa analoga di
questa stessa città. In quel periodo ho avuto modo di conoscere abbastanza
bene l'ambiente poiché di notte dormivo nella casa e di giorno lavoravo
nella mensa gratuita delle suore vincenziane.
Dopo il servizio civile ho deciso di inoltrare domanda alla caritas per
poter continuare la mia esperienza come volontario. Da novembre 2004, così,
sto svolgendo l'attività di custode della casa in cui vivo ora.
Si tratta di un'alloggio con 24 posti letto sistemati in due camerate, una
da dieci ed una da quattordici letti. I bagni sono in comune e c'è un
giardino ed un piccolo refrettorio.
L'organizzazione della casa è molto semplice. La sera verso le 18.30 gli
ospiti vengono accolti da alcuni volontari che si turnano giornalmente. Si
cerca di garantire un periodo minimo di dieci giorni di ospitalità anche se
alle volte abbiamo garantito alloggio anche per mesi. Chi si comporta male
non ha vita facile e viene mandato via immediatamente.
Verso le 19.30 una fondazione che si occupa di accoglienza porta dei panini
e delle bevande che vengono consumate nel refrettorio. Alle 20.30 i
volontari vanno via e resta una coppia di ex ospiti a cui abbiamo dato piena
fiducia. Intorno le 22-23, tutti i giorni, tranne sabato e domenica, dovrei
prendere servizio io, spesso però mi intrattengo dalla mia ragazza un po' di
più. Lo faccio solo perché mi fido della coppia che mi sostituisce. In
passato, infatti, alle 22 precise ero sempre lì. Ho una stanza singola ed il
bagno privato ma posso sentire ogni rumore poiché la mia camera si trova al
centro della struttura e ha tre porte a vetri (offuscati) ed una finestra.
La notte scorre generalmente tranquilla. Raramente abbiamo contattato la
polizia per sedare piccole rivolte o per intimorire i più facinorosi o
ancora per risolvere problemi relativi agli immancabili furti di cellulari.
Generalmente alle 21 sono già tutti a dormire. Alle 7.30 li sveglio. La
coppia prepara la colazione. In passato lo facevo io ma ultimamente hanno
preteso di farlo loro. Facciamo colazione ed io mi occupo della cosa meno
simpatica, ossia dire chi deve pulire e cosa. Bagni, giardino e stanze sono
puliti quotidianamente degli ospiti ma, ultimamente, la coppia si occupa di
una pulizia più approfondita quando tutti vanno via. Al termine della
colazione controllo quali letti sono rientrati e quali invece bisogna
disfare per lavare le lenzuola. Nel frattempo controllo l'andamento delle
pulizie e faccio uscire tutti entro le 9 del mattino.
Come vedi il mio è un lavoro molto semplice che richiede solo un pizzico di
coraggio, ma che nessuno vuole fare. In fin dei conti sono un senzatetto
anche io perché abito nella struttura. Potrei dormire dalla mia ragazza ma
preferisco così. Mi sento più vivo. Così facendo ho terminato i miei studi
in giurisprudenza non pagando l'affitto in questi ultimi due anni ed ora sto
svolgendo pratica in uno studio legale. In fin dei conti sto gratis nella
città in cui ho studiato e faccio anche del bene. Cosa desiderare di più?
Gli ospiti sono gente che viene da tutto il mondo. Africani, Curdi,
Polacchi, Rumeni, Bulgari e anche qualche Italiano. Gli Italiani sono i più
pericolosi poiché spesso hanno dietro storie di droga o malaffare. Gli altri
invece, sono in Italia per cercare fortuna, disperati che scappano da guerre
o da una situazione economica terrificante. Non abitano in questa città ma
ci tornano periodicamente per rinnovare i documenti. Molti stranieri si
fingono provenienti da zone di conflitto per poter ricevere lo status di
rifugiati politici. Qualcuno me lo ha confidato. Sono l'unico che può
veramente parlare con loro: parlano tutti bene l'inglese ed il francese,
mentre i volontari a malapena sanno l'italiano.
Di casi particolari ne abbiamo avuti tanti.
Uno era un giovane Egiziano che si fingeva Palestinese. Lui riteneva giusta
la resistenza armata del popolo palestinese e diceva che avrebbe volentieri
sacrificato la propria vita come kamikaze in Israele. Mi ha raccontato
parecchi credi e credenze dei Musulmani. Per esempio mi ha detto che sulle
spalle abbiamo due angeli, uno a destra e uno a sinistra. Quello a destra
scrive le cose buone e quello a sinistra quelle cattive. I rotoli scritti
saranno srotolati e letti alla fine dei tempi nel giudizio universale. Per
tale motivo lui non mangiava carne di maiale né beveva alcolici né aveva
rapporti sessuali. Addirittura a mensa aveva preteso di mangiare lontano
dagli altri per non vedere maiale o insalata condita con aceto o anche più
semplicemente vino. A lui, ma in genere a molti i musulmani, queste cose
fanno letteralmente schifo come per noi mangiare carne di topo o cane o bere
gasolio. Sognava di farsi saltare in aria perché in paradiso avrebbe avuto,
se non erro, 12 o 24 vergini per sé. Io lo prendevo in giro per questo stile
di vita alle volte un po' ipocrita che prevedeva l'astinenza sulla terra e
prometteva la lussuria in paradiso. Forse il parlare quotidianamente con
questo ragazzo lo ha portato a moderare le sue idee e a fargli comprendere
che nessun ideale vale la morte degli altri. Ha cominciato a lavorare e ha
lavorato duramente tanto da potersi permettere una casa in affitto ed uno
scoter. Più tardi ho scoperto che la polizia lo teneva sotto controllo. Un
giorno si è presentato un agente e ha chiesto di lui. Gli ho combinato un
appuntamento con l'inganno, fingendo una offerta di lavoro. Ho scoperto
infine che la polizia lo cercava come informatore. Voleva che lui si
infiltrasse negli ambienti islamici meno moderati. Lui ha rifiutato, a suo
dire per non tradire, a mio avviso per paura di essere ucciso. Così facendo
si è messo la polizia contro che lo segue come un'ombra.
Un altro era un giornalista di un grosso giornale del sud italia. Aveva
perso il posto e sua moglie lo aveva lasciato. Aveva intorno ai sessant'anni
e viveva praticamente per strada. Era venuto in questa città perché in un
istituto in periferia sua moglie aveva ricoverato una figlia, mia coetanea,
con problemi psichici. A suo dire nessuno si occupava più di questa ragazza
rinchiusa in istituto. Sua moglie teneva per sé la pensione di
accompagnamento e la casa coniugale ma aveva mandato la figlia il più
lontano possibile tanto che non andava a trovarla mai, neanche per le feste
più importanti. Lui si disperava per questa situazione ma senza lavoro,
auto, soldi e casa poteva fare ben poco. Addirittura non gli hanno permesso
all'inizio neanche di portare la figlia fuori per una passeggiata.
Un altro ancora era laureato in giurisprudenza. Trovai il diploma di laurea
sotto il suo letto. Aveva lavorato in banca per 20 anni ed ora era in
pensione a poco più di cinquant'anni. Sua moglie lo aveva lasciato e lui
aveva cominciato a bere. Si era disintossicato ma, alla morte del padre
aveva ricominciato a bere sino a giungere in mezzo ad una strada senza nulla
di cui vivere. Una persona gentile ed educata. Sentendo la sua storia gli ho
detto che certo, la vita era stata dura con lui. Lui mi ha risposto: "La
vita non è un terno al lotto, è una cinquina!".
Due altri sono partiti dalla Polonia con una fiat 127 nuova fiammante con la
promessa di un lavoro. Il lavoro una volta qui era svanito e loro non
avevano neanche i soldi per tornare nella loro terra natale. La 127 era
stracolma di roba: biscotti, abiti, medicine, si erano portati dietro tutta
la casa. La Caritas gli ha dato cinquanta euro e loro sono andati via. Ma
con cinquanta euro in Polonia non sono sicuramente arrivati.
Potrei parlare all'infinito sui tipi e i personaggi che ho incontrato ma mi
fermo qui. Alcuni aneddoti sono scritti nel blog anche se, ultimamente, si
stanno aggiungendo anche quelli relativi alla mie esperienza nello studio
legale. La cosa che accomuna molti ragazzi che dormono da noi è però la
speranza e la voglia di vivere. Una voglia di vivere che ho visto in pochi
connazionali e coetanei. Chi è scappato dalla fame, ha rischiato la vita per
attraversare il mediterraneo e vive senza una casa e un lavoro non ha il
tempo di porsi tanti problemi esistenziali. Lotta con i denti e con le
unghie contro la morte ogni giorno e se non fosse ottimista sarebbe già
sottoterra o assoldato dalla malavita.